Da Roma al Messico andata&ritorno: incontriamo uno dei nostri businessman, Michele, che ha iniziato la carriera in Neomobile dall’HQ per poi spostarsi in Messico come Country Manager, ed infine ritornare a Roma per diventare Product Owner per i paesi Germania e Turchia. Tra lavoro ed aspirazioni…leggiamo insieme la sua bella storia!

Sei in Neomobile dal 2011 circa, e considerando il dinamismo della nostra organizzazione e del nostro business, la tua esperienza di lavoro si è arricchita notevolmente…in più hai avuto la possibilità di lavorare nel nostro ufficio in Messico, per poi tornare a Roma di recente. Qual è il tuo percorso e come sei arrivato in Neomobile?

Mi sono laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano con una specializzazione in economia&finanza, e durante gli anni della specialistica ebbi l’opportunità di fare uno studio sul mobile content in Spagna, che in quegli anni cresceva a dismisura. Visto che l’opportunità mi sembrava interessante ed innovativa per quegli anni, presi l’occasione al balzo ed entrai in contatto con Neomobile. Nel dettaglio, intervistai Flavio Pallotti e Luigi Mastromonaco (quest’ultimo ora COO presso Onebip, ndr), che all’epoca lavoravano entrambi sulla Spagna. Durante la stesura della mia tesi rimasi poi in contatto con Flavio, e quando si aprì una possibilità di lavoro sui mercati del Latino America, mandai il mio CV e…eccomi qua.

Raccontaci di cosa ti occupi oggi e com’è cambiato il tuo lavoro negli anni.

Negli anni è cambiato moltissimo: agli inizi mi occupavo soprattutto di reportistica e di attività tecniche e di implementazione. Ero una sorta di punto di contatto tra la country e la parte tecnologica dell’HQ, analizzando quindi i vari KPI per guidare il lavoro delle ottimizzazioni degli investimenti. Successivamente, mi proposero di partire per il Messico per partecipare all’espansione di Neomobile in quei territori, aprendo nuovi mercati: senza dubitare un attimo, sono partito. Lì mi occupavo principalmente della parte commerciale e relazionale con gli operatori della regione Andina, per poi passare al ruolo di planning&intelligence, una funzione a metà tra parte commerciale, la parte di marketing, ma anche pura strategia, con un occhio alla finanza. Infine, sempre dal Messico, mi venne proposto di diventare Country Manager, ruolo che ho svolto per 2 anni. Un’esperienza sfidante, entusiasmante ma anche complessa: non è sempre facile gestire un team di 20 persone, tutte giovani e provenienti da una cultura diversa dalla nostra…ma è un’esperienza che mi ha formato tantissimo. Se guardo a com’ero due anni fa e a come sono adesso…

In cosa ti senti più cambiato?

Prima andavo più dritto per la mia strada, ora invece riesco ad ascoltare più gli altri e a prendere il meglio di ognuno per farlo mio e guidare l’organizzazione verso nuovi traguardi. Questo è un aspetto che mi porto tuttora nel mio nuovo ruolo di Product Owner in HQ, dove da qui gestisco le varie attività, stavolta col focus europeo di Germania e Turchia.

Quali sono secondo te le differenze tra il ruolo di Product Owner e quello di Country Manager?

Nonostante sia PO da soli tre mesi e non abbia ancora completato il percorso, posso già dire che per certi aspetti sono lavori che si somigliano in quanto in entrambi sei chiamato a dare le giuste priorità alle iniziative volte a migliorare il prodotto, ma cambia il modo in cui lo si fa. Prima la struttura era piramidale, esistevano livelli e gerarchie, ed io ne ero a capo; ora è il team a guidare, e io sono solo un membro dello stesso, non ci sono riporti funzionali. Certo è che in quanto PO decido io cosa fare assegnando priorità e opportunità, ma non entro in merito della pura esecuzione. Davvero un cambio nel modo di lavorare, no?

Qual è il valore aggiunto del lavorare in un altro paese, sia da un punto di vista professionale che personale?

Il valore è aggiunto è l’esperienza stessa a contatto con culture diverse anche a livello di relazioni commerciali, vedi una prospettiva diversa che diventa un bagaglio di esperienza e rapporti umani che ti porti ovunque tu vada. Dal lato personale, dopo i miei 4 anni in Messico, posso dire che la cultura latinoamericana è una delle più belle culture che ci siano al mondo, le persone hanno una grande solarità, serenità e disponibilità, oltre ad un’attitudine molto positiva. Sono quindi contento di esserci entrato in contatto.

Cos’è che non può proprio mancare in un professionista che vuole seguire un percorso come il tuo?

Riuscire ad essere visionari, a vedere la il contesto generale, raccogliere quanti più elementi possibili per avere ben chiaro le priorità e, al tempo stesso, quando necessario saper addentrarti nei dettagli sia internamente che esternamente perché solo così riesci a raccogliere informazioni per correggere il tiro o pensare alla “next big thing”.

Secondo poi, l’empatia con le persone perché il mio è un ruolo relazionale, sei a contatto con molte persone, ed è importante saper creare un bel rapporto per alimentare fiducia e dedizione.

L’apprendimento continuo in azienda è uno dei punti chiave della nostra organizzazione, a maggior ragione nell’attuale contest di transizione Agile: considerando il tuo nuovo ruolo da PO, in cosa sei concentrato ultimamente? Quali sono i tuoi focus, che sia la metodologia, il business o la gestione?  considering your new role as Product Owner, what is your main learning focus, both in methodologies, business or management? 

I miei principali focus sono due: il primo, è sul prodotto in sé per la clientela finale, essendo paesi del tutto nuovi per me è molto importante conoscere il business di questi mercati, sia in termini  nostro business che in termini di competitor per identificare opportunità e vantaggi competitivi. Rispetto al LatAm posso dire che in questi due paesi la penetrazione è più alta, inoltre in Germania non c’è monopolio dei carrier come in Messico e, in parte, la Turchia. Insomma, sono concentrato sullo studio di tutto il contesto.

Il secondo, è sulla metodologia Lean&Agile e, al suo interno, cosa deve fare o non fare un Product Owner. Ho tutto da imparare, sono ripartito da zero, e questa cosa mi ha da subito convinto ad accettare il ruolo.

In che modo l’Agile ha cambiato il modo di lavorare in team?

L’abbattimento delle gerarchie dà un maggior potere al team, perché è il team stesso che decide come portare avanti un’attività, come testarla e validarla. Le persone sono concentrate su un’attività alla volta, mentre in organizzazioni tradizionali si pensa molto di più a lavorare su più progetti contemporaneamente. Invece di iniziare nuove cose, ora si pensa più a finire ciò che è ancora in sospeso o in lavorazione, senza creare ulteriore entropia. Infine, se prima in azienda avevamo tanti piccoli specialisti, ora con l’agile e gli esperimenti organizzativi che stiamo portando avanti ci si trova più spesso a cambiare contesto, ad occuparsi di attività non originariamente proprie, proprio con l’obiettivo di finirle prima e meglio.

Infine, secondo te cos’è che rende Neomobile un’azienda unica e cosa consiglieresti a chi vuole lavorare con noi?

L’unicità è data dal fatto che ti dà molte opportunità per imparare e scommette sulle persone sin dal primo giorno: infatti nella maggior parte dei casi da subito si hanno responsabilità e possibilità di mettersi in gioco. Poi, Neomobile è resa unica dalle persone che ne fanno parte, che sono sopra la media e che in altri contesti non trovi.

Così, lo consiglio a persone proattive, che non stanno lì ad aspettare le attività, e che hanno voglia di creare un qualcosa da zero e vederla crescere giorno dopo giorno, proprio come è accaduto a me nel lancio dei mercati in Latino America.

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