Neomobile ed il volontariato in Africa con Big Beyond: leggi l’esperienza di Filippo, il nostro secondo collega ad aver fatto volontariato in Uganda

I nostri più assidui lettori ricorderanno l’intervista di Michela Latini, la nostra collega del dipartimento Finance che a luglio scorso è stata in Africa per un’esperienza di volontariato. Qualche mese dopo, in collaborazione sempre con la ONG Big Beyond, ritroviamo Filippo, del team Prodotto, che ha scelto anche lui un periodo sabbatico proprio in Uganda, territorio dove Big Beyond opera attivamente da anni. Un’esperienza di due settimane che gli ha regalato profondità e ricchezza, lavorando a contatto con le comunità locali e gli altri volontari. Scopri di più leggendo qui sotto!

Di ritorno dall’Africa, raccontaci qualcosa di questa esperienza incredibile: come si svolgeva la tua giornata in Uganda? Quali progetti hai seguito?

“Innanzitutto per me è stata un’esperienza unica, indimenticabile e straordinaria, seppur breve. Big Beyond lavora su più fronti in Uganda, strutturando progetti sulla salute, sull’educazione, ma anche sull’agricoltura (la raccolta del caffè ed il miglioramento delle modalità di semina e raccolto locali), ed il turismo&artigianato (soprattutto la gestione del parco impenetrabile dei gorilla). La mia giornata si svolgeva partecipando a vari progetti, il cui fil rouge è stato sempre l’empowerment delle comunità locali attraverso la condivisione di competenze e conoscenze. In particolare ho seguito il filone dell’agricoltura sotto un punto di vista di ‘project management’, creando una sorta di piccola ‘scuola’ su come si piantano i semi di caffè, come si raccolgono e così via, quindi un ruolo di supporto ai contadini; poi ho avuto modo di vedere anche altri progetti, come la parte di educazione e salute. Un’esperienza ricca e variegata”.  

Come sei stato accolto da ‘bianco’? La presenza della nostra collega Michela, che ti ha preceduto mesi fa, ha favorito il tuo inserimento, in un certo senso?

“Sicuramente, perché la presenza di Michela in quei territori è rimasta un ricordo vivo, che quindi ha reso ‘riconoscibile’ il mio arrivo e ha ancor di più rafforzato il lavoro di Neomobile come partner, come supporto ricorrente e solido. Posso dire quindi che havelocizzato la mia relazione con la comunità locale e con le persone della ONG stessa: per loro poi avere dei professionisti già avviati e con esperienza, come nel mio caso, è molto utile, visto che tanti volontari sono giovani ragazzi in fase di formazione. Questo mi ha dato molta soddisfazione, ho capito che davvero non si finisce mai di dare un contributo, di avere un impatto”.   

Se e come il tuo percorso professionale ti ha aiutato nel lavoro in quei territori?

“Direi con l’organizzazione logica delle attività, quindi il puro project management che ho applicato nel campo dell’agricoltura, ma sono riuscito a dare il mio contributo anche nel supporto alle scuole: ho stabilito una relazione di scambio tra una scuola locale e una scuola di Roma con cui sono in contatto, e con cui abbiamo lanciato uno scambio di pen-friendship tra i bambini”.

Al contrario, hai imparato qualche competenza nuova in particolare?

“Tantissime, visto che l’ambiente è completamente diverso! Tutte le escursioni nella natura mi hanno insegnato qualcosa, per esempio la raccolta di piantine di mogano nella foresta tropicale, quindi il saper riconoscerle in quella vastità di territori…per non parlare delle tradizioni culinarie locali! Tutto ciò accende dentro di te tante riflessioni sul clima, sul pianeta, sull’ecologia, ma anche sulla società, sull’impatto dell’uomo”.

Aspettative vs Realtà: considerando le tue idee ed ipotesi prima di partire, raccontaci come poi hai vissuto quelle 2 settimane lì. 

“Per me è stata la prima esperienza in Africa, ma prima di partire mi sono confrontato con Michela che mi ha dato una descrizione della realtà dell’Uganda molto puntuale e completa, per cui sapevo cosa avrei affrontato. Mi ha colpito la poca presenza statale e governativa in Uganda e, al contrario, la sua fortissima autorganizzazione (per darti un’idea, non c’è un’unica lingua nazionale, ma ce ne sono tante a presindere dall’inglese). Questo da un lato dà molta coesione tra gli abitanti, ma dall’altro lato ti obbliga a vivere quella realtà per capirla a pieno.

Totalmente diversa invece l’esperienza in Rwanda, dove ho visitato di passaggio i territori scenario del genocidio del 1994. Per quel motivo avevo remora nell’approcciare una nazione che ha vissuto uno sterminio così grande, e invece mi ha colpito la forte organizzazione che ha quel Paese, la capillare presenza dello Stato a partire dall’ordine della società, dalla gestione del tempo: ad esempio, lì un giorno al mese la comunità si ferma per fare dei lavori sociali per le strade o per migliorare l’infrastruttura. L’ho percepito come quasi un ‘fermarsi a riflettere’ su ciò che è successo, una rielaborazione sociale del bene comune, una grandissima coscienza civile. Questo mi ha davvero stupito”.

Cosa ti porti dietro da questo viaggio?

“La possibilità di guardare le cose in modo molto più essenziale, la maggiore consapevolezza che tante pratiche che noi diamo per scontate sono sovrastrutture, e che non sono davvero imprescindibili. Penso di avere ottenuto uno sguardo più pieno della vita, una ‘sottrazione’ che in verità è un arricchimento”.

Cosa hai raccontato a tua figlia di questa esperienza?

“Le ho raccontato degli aspetti naturalistici visto che ha un’immagine dell’Africa molto legata alla fauna. Le è piaciuto molto sentire la storia della mia visita al parco dei gorilla, o la scoperta di nuovi frutti e nuovi animali come le formiche rosse o i serpenti velenosi. Un contesto quasi da cartone animato, che però ha vissuto come un mondo reale grazie al mio racconto”.

Infine, com’è stato tornare alla realtà di tutti i giorni? Le prime sensazioni al ritorno?

“Visto che sono rimasto per due settimane e ho poi iniziato subito a lavorare il giorno dopo essere tornato, non ho vissuto un grande trauma: l’impatto forte è stato più all’aeroporto, la frenesia, il traffico….Quel che ho capito subito dopo è stata più che altro la consapevolezza di aver creato dei rapporti laggiù, di aver trovato degli amici, perchè non sento di aver vissuto due mondi separati, e questo per me è bello: tanta distanza, tanta differenza, ma allo stesso tempo tanta continuità e tanto arricchimento. Vorrei davvero che le relazioni che ho costruito lì durassero nel tempo”.

La nostra azienda è davvero orgogliosa di persone come Filippo, grandi professionisti che abbracciano nuove sfide anche lontanissime dalla propria routine. In attesa di lanciarne di nuove…non ci resta che rimandarvi alla prossima intervista sul blog!