Neomobile ed il volontariato in Africa con Big Beyond: leggi l’incredibile racconto di Michela, la nostra collega, di ritorno dall’Uganda

L’Africa è un continente complesso ed unico nel suo genere che ogni anno attira migliaia di volontari pronti a supportare le comunità ed il loro territorio: tra questi c’è Michela Latini, la nostra collega del dipartimento Finance che ha scelto di trascorrere un periodo sabbatico proprio in Uganda.

In collaborazione con la ONG Big Beyond, Michela ha curato progetti portando il suo sorriso e la sua energia: scopri la sua esperienza leggendo questa bella intervista, e chissà che non sia d’ispirazione per qualcun altro…

Di ritorno dall’Africa, raccontaci qualcosa di questa esperienza incredibile: come si svolgeva la tua giornata in Uganda? Quali progetti hai seguito?

“I progetti che ho seguito erano principalmente due, anche se mi verrebbe da dire che è stato un unico grande progetto, un’unica grande esperienza di vita: il primo riguardava la produzione del caffè arabico, mentre il secondo aveva come focus la scuola.

Il primo dei progetti ha l’obiettivo di rendere le comunità locali indipendenti ed auto sostenute, cercando quindi di incentivare la produzione di caffè e di conseguenza favorire l’auto sostentamento attraverso la creazione di una cooperativa di agricoltori nella zona della foresta impenetrabile diBwindi. Io, col supporto di Big Beyond, ho contribuito costituendo la cooperativa dal punto di vista legale e redando una serie di documentazione sui raccolti, utili sia ai coltivatori che agli altri volontari della ONG (ebbene sì, sono stata la prima volontaria ad occuparsi così del caffè, recandosi anche ai campi!): insomma, ho impostato il grosso del lavoro! Ciò implicava anche andare giornalmente dai coltivatori locali per controllare le piantagioni di caffè nate grazie ai semi dati da Big Beyond e capire come venivano lavorate le piante. Mentre ero lì ho incontrato anche l’Uganda Coffee Authority che gestisce la produzione per valutarne le quantità, e sono rimasti molto contenti della loro gestione, oltre che del territorio molto fertile. Tutto ciò appunto per incentivare i coltivatori a lavorare in modo sinergico, perché lì l’unione non solo fa la forza, ma fa proprio l’economia. E pensiamo che oltre al caffè si producono miele, marmellate, si realizza un bellissimo artigianato locale…Insomma, sarà un processo lungo ma sicuramente motivo di orgoglio sia per me che per Big Beyond. 

Oltre alla produzione di caffè ho seguito poi un progetto legato alle scuole e allo storytelling: io ed un’altra volontaria andavamo a leggere le storie ai bambini, che apprezzavano tantissimo anche perché lì c’è una grossa cultura della narrazione, soprattutto trasmesse in rukiga (lingua locale). Per questo motivo, nel passato Big Beyond si è occupata anche di tradurre questi materiali in inglese così che possano essere veicolati anche ai lodge, o ad altri volontari. Durante quegli incontri cercavamo di avere un’interazione con i piccoli, disegnando o parlandogli. Loro apprezzavano tantissimo i nostri racconti: nella semplicità di ciò che facevamo, venivamo ringraziate per aver condiviso con loro quel momento. Il loro grazie era puro, pieno”.

Come sei stata accolta da ‘bianca’?

“Ho notato una grande curiosità nei confronti del ‘bianco’, che in base agli abitanti viene vissuta in modo diverso: i bambini sono felici di vederti, e infatti lì ero abituata a salutarli tutti, sempre; le donne altrettanto, anche se sono più diffidenti, ed era bello quando riuscivo a cogliere il saluto proprio delle donne più anziane. Sentivo il loro saluto come un ‘grazie’. Posso davvero dire che la comunità ha apprezzato il nostro lavoro.”   

Credi che il tuo percorso professionale in ambito legale ti abbia aiutato nel lavoro in quei territori?

“Molto, infatti per questo mi hanno consigliato di seguire un progetto come quello del caffè, per dargli una prima impostazione. Ma poi ho fatto anche tanto altro!”

Hai imparato qualche competenza nuova in particolare?

“Posso dire di aver scoperto un interesse per le piante! Se mia madre sapesse che in Uganda ho seguito un progetto come quello del caffè, io che a casa faccio morire le piante, riderebbe moltissimo! È stato così, per me la comfort zone era controllare i documenti legali, e invece ho capito che è sempre importante spingersi oltre, quindi nel mio caso ho studiato le piante, ho parlato coi coltivatori su e giù per le montagne, ho analizzato i chicchi…è stata una sfida anche fisicamente intensa, ma che ho voluto a tutti i costi.”

Aspettative vs Realtà: considerando le tue idee ed ipotesi prima di partire, raccontaci com’eri partita inizialmente e come poi hai vissuto quelle tre settimane lì. 

“Io parto sempre positiva quando devo affrontare nuove esperienze, quindi in partenza avevo uno spirito sereno, entusiasta. Ora, una volta tornata, posso dire di aver superato tutte le mie aspettative in toto, portandomi a casa un’esperienza positivissima: se si ha la sensibilità e la voglia di vivere si può fare tutto, superando anche i momenti più duri che ad esempio l’Africa ti mette davanti. Spesso ti ritrovi con un nodo alla gola da gestire, con una rabbia intensa per ciò che vorresti fare ma non puoi, ma lo sapevo: tra rabbia, rispetto per la tradizione, semplicità ed emozione, posso dire di aver vissuto una realtà meravigliosa”.

E com’è stato tornare alla realtà di tutti i giorni? 

“Attualmente mi sento come in una bolla di sapone, mi sto riadattando! Prima di partire pensavo che la vera sfida fosse l’Africa rurale e le sue difficoltà, e invece è stato il contrario: tornare alla vita reale, ad esempio percorrere strade asfaltate o lavorare in ambienti puliti, moderni, con una connessione internet stabile, mi ha fatto strano. Il mondo occidentale mi appartiene, ma vorrei mantenere la semplicità che ho imparato in quelle terre. Come dice Proust ‘L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi’, e per me è così.”

Infine, cosa ti porti dietro da questo viaggio?

“I paesaggi, il silenzio della natura, gli occhi dei gorilla, la musica e le danze africane, il calore della gente, e la semplicità di vivere senza sovrastrutture…ma ti potrei fare un elenco! Ci sono tantissime piccole cose che mi porto dentro.”

…e quale consiglio daresti a Filippo, il prossimo collega che partirà per l’Uganda ad Ottobre?  

“Gli direi di avere un approccio positivo e di farsi guidare dagli eventi con leggerezza ed energia, senza pensare troppo e preoccuparsi. Togliere qualsiasi tipo di struttura mentale, quindi: questo consiglierei.”

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